CENTRO STUDI: LA CITTADELLA INNOVA


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Barletta: la città marinara per il regno - Barletta Città Marinara

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Barletta: la città marinara per il regno

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BARLETTA: LA CITTA’ MARINARA PER IL REGNO. VOLUME PRIMO. IL PONTEFICE, IL RE E LE CITTA’ DI PUGLIA. TRA ANGIOINI E ARAGONESI. LA BOLLA DI INVESTITURA DI PIO II E QUELLA AUREA DI FERDINANDO I D’ARAGONA.” Vol. Primo. Ediz. Centro studi La Cittadella Innova. Barletta. Tipi Magma Grafic. Bari, pp. 357.

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Descrizione

SINOSSI

Strano ma vero. Finalmente dopo quella di Amalfi, sempre nel regno del Sud italico, (grazie a lavori di scavo sotto una coltre di materiali storici e di archivio, di storiografie avviate tra ‘800-‘900 e mai compiute), ecco il V volume di rilettura storica (secc. XI-XVI) sul regno di Napoli e la sua prediletta città marinara di Barletta. Ancora tra angioini e aragonesi, nel firmamento delle città marinare è apparsa una nuova stella di luce propria. Un regno come generato da una città marinara e questa come legittimata solo da quello. L’enorme eredità politica e istituzionale lasciata da Alfonso d’Aragona (17 giugno 1458) per suo figlio naturale Ferdinando I, è addossata su Enea Silvio Piccolomini, neoeletto Pontefice Pio II. Gli angioini sono sempre sul piede di guerra. I Baroni fanno loro eco. Tuonano altri grandi echi sulle sponde d’Europa Mediterranea. I grandi mutamenti epocali stanno generando ancora effetti più devastanti. La caduta di Costantinopoli (1453) è solo uno degli effetti più appariscenti della perdita di tenuta istituzionale e diplomatica delle repubbliche marinare. Dopo 70 anni di cattività avignonese la Chiesa si rivela ancora in forte affanno tra i Principi d’Europa. La cristianità dei monaci benedettini ha fatto il suo tempo. Presto uscirà fuori dai monasteri per incamminarsi sulle vie delle città. Il rinomato prestigio delle città marinare ora sarà come sostituito da quello dell’affidabile ruolo istituzionale e marinaro della civitas regia marinara di Barletta che muove in soccorso allo stesso regno di fatto come usurpato da una subdola e strisciante indifferenza generale. Ma una nuova alba non si farà troppo attendere, per un regno messo a dura prova e quindi per i Principi d’Europa.

Voluta da Pio II, la Bolla di Investitura (novembre 1458) per il vilipeso Ferdinando I d’Aragona (qui tradotta) si disvelerà come provvidenziale carta costituzionale per il futuro regno. Non solo di Napoli, forse anche per gli stessi Principi d’Europa.

La bellezza del testo, sia letteraria che spirituale, tra nuove avvertenze istituzionali e centralità della persona umana, cela un’intensità di calore e notevole afflato umanistico. Mentre la corona è non meno attenta a rilanciare il ruolo marinaro di Barletta, ove avverrà anche la celebrazione dell’Investitura e della stessa incoronazione del nuovo re (14 gennaio – 4 febbraio 1459).

Già nel ‘300 la Città è stata luogo di sicuro rifugio – è questo un altro aspetto poco conosciuto – per la vita dei Pontefici (Urbano VI nel 1385, epoca del Grande scisma). Poco prima la città è stata sfidata nella propria dignità civile (1348-1350) per l’occupazione del regno da parte del grande esercito degli Ungheri. Il quale sarà poi cacciato fuori dal regno grazie alla energica reazione delle forze civili e militari dell’intera città. Dentro le proprie mura sperimenterà una risoluta e autonoma dignità propriamente ‘marinara’. Al contempo, dovrà uscire fuori dalle stesse mura con i suoi 300 cavalieri per acquietare con la forza le città cadute nella più profonda anarchia causata dall’occupazione di tale esercito con il suo quartier generale per circa due anni.

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