CENTRO STUDI: LA CITTADELLA INNOVA


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Economia del turismo: tra mare e referendum – Barletta Città Marinara

Economia del turismo: tra mare e referendum

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Economia del turismo: tra mare e referendum

Riflessione di Nicola Palmitessa sulla cultura marinara

«Secondo tradizione, quello italiano, sarebbe “un popolo di santi, poeti e navigatori” – publichiamo la riflessione di Nicola Palmitessa, riguardante le posizioni sulla economia del turismo e mare –  Dove naviga oggi questo popolo? Solo sul web? E domani? Forse sul petrolio? Niente affatto. A smentirlo sarebbe stato proprio il risultato del recente referendum. Voluto per ragion di Stato, ma smentito per ragioni di ‘cuore’ e di mentalità culturale marinara, dallo stesso popolo interpellato. Noi italiani, lo sappiamo, siamo un popolo particolare, a volte, direi, senza una vera e propria identità. I tedeschi sono categorici, gli inglesi sono freddi, gli svizzeri precisi, gli italiani siamo tanti aggettivi messi assieme: siamo poeti per millenaria rassegnazione di colonizzati alle super-potenze di turno; siamo “navigatori”, per l’audacia nel varcare mondi sconosciuti, e muoverci in acque in acque chete e tranquille; e in quelle torbide e burrascose, perché in molti riescono a scialacquare senza scrupoli anche in acque altrui.

Siamo “santi”, per la capacità prestigiatoria di farci perdonare da tutti e nessuno, forse per il perduto amore verso la conoscenza della verità. E verso il mare affidatoci dal Padre Eterno. Però, anche il petrolio, tra le infinite risorse affidate all’uomo, sarebbe parte della economia affidataci dal Creatore. Dunque, secondo le ragion di stato saremmo anche un popolo di ‘petrolieri’? Un tempo scopritori delle Americhe, oggi, si fa per dire, dell’Arabia Saudita? Oltre al noioso dibattito in politichese, questo referendum, avrebbe suscitato il risveglio della poetica sul Mare Adriatico? In realtà il paradosso di tale referendum, ha risvegliato i sogni tranquilli, di un popolo (e di uno stato-regione Puglia) che ha dimenticato di essere una Penisola, con regioni come la Puglia, accarezzata da un solo vero amico, il mare. Il referendum si è rivelato, come ‘indice’ e grado di attenzione del popolo italiano, e pugliese, per grande malato: da cui sale il grido di allarme dell’opinione pubblica sulla risorsa mare, abbandonata da tutti e invocata da ciascuno: sul turismo e sulla economia del mare. Qui starebbe a cuore cogliere l’aspetto sociologico e culturale, piuttosto che le solite infinite contrapposizioni politiche. Visto come vera sub-cultura sedimentata per secoli e antica tradizione trasmessa da una generazione all’altra, il mare è la risorsa delle risorse che emerge dalla catastrofe dell’uomo postindustriale.

Non a caso, sul referendum, la regione più attenta d’Italia – dopo la rabbia non esaudita del petrolio di Basilicata – è stata la Puglia. Affluenza del 42% (Italia 32%); e per altri aspetti Barletta nella sua Provincia. Se per altro si osservano i Sì, il dato è ancora più significativo: Entrambe Provincia Bat e quella di Bari, hanno un identico indice di più alta attenzione alla vita del mare. Mentre Bari delude con il 40%, Barletta invece schizza con il 94% dei Sì; a seguire Bisceglie, Trani. Mentre Margherita di Savoia, prende addirittura il volo con il suo 96%. D’altra parte, a rincuorare il Progetto strategico Regionale sulla economy bleu, sono proprio alcune città regionali con il mare nel cuore del centro storico, come Polignano e Monopoli, dove si è raggiunto il quorum delle affluenze con il 55% e 52%. Come a dire: “Non di solo petrolio vivrà l’uomo”, ma di ogni ricchezza che ritroverai anche nel tuo. Perciò, da poco meno di un ventennio con grandi fatiche e sacrifici personali del mio modesto centro studi, ho promosso la vera cultura del mare. Si sono succeduti saggi storici, convegni, articoli su giornali, premi su Barletta città marinara. E progetti strategici, sistematicamente ignorati. Più recentemente, alcuni di rilievo cittadino, provinciale e regionale, ammuffiscono ancora nei cassetti istituzionali. Tuttavia,  apprendo con interesse, sulla Gazzetta del Mezzogiorno (20 aprile 2016), non senza un certo malincuore, e leggo un servizio speciale inedito proprio sull’economia del mare pugliese: Il salone della nautica a Bari, che tradizionalmente avveniva a Brindisi. Senza dubbio evento lodevole. Segno discreto di una nuova attenzione alle cose serie. Ma, nonostante la città di Bari – pur essendo stata il centro propulsore della campagna referendaria – abbia deluso, con i suoi rinsicchiti Sì, fermandosi al 40%, si propone come il centro innovativo sulla economia del mare. Limitata però al suo territorio comunale costiero. Perché solo qui i politici parlano di futuri e utili investimenti per necessari porticcioli turistici da rianimare? D’altro canto, che succede invece nella mia dormigliona città di Barletta? Ove politici e classi dirigenti e imprenditori, rimangono come anestetizzati dalla propria pigrizia? Si tratterebbe di una finta fobia del mare? O di qualcos’altro? Perché si rimane come avviluppati da strane paure, che si traducono nella stessa incapacità di realizzare sogni onirici, fuori tempo e fuori dalla storia? Perché restare come ipnotizzati e sedotti da impagabili e inverosimili mega progetti irrealizzabili e dannosi, mentre il mare vivo e cristallino affidatoci dal Creatore, lo trasformiamo in un mare morto e putrido? Chi metterebbe, si dice, in ginocchio fior di aziende addette ad opere infrastrutturali marittime e non? L’antica città marinara di Barletta, rimasta a secco di ogni speranza, potrebbe ripartire da piccole opere – culturali e materiali – dalla sapiente tradizione di un tempo, fatta di piccoli passi, di step utili per tutti? Oppure per pochi e per nessuno? Eppure non si vive di solo petrolio, ma anche di inedia politica e culturale. Oggi, dalla storica città marinara di Venezia a Barletta, santa Lucia possa portarci nuova luce alle citta marinare e al popolo dei politici, ancora in tristi penombre e pochi spiragli di vera luce».

fonte http://barletta.news24.city


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