CENTRO STUDI: LA CITTADELLA INNOVA


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comunicati stampa – Barletta Città Marinara

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Barletta – Libro: “Amalfitani e città marinare di Puglia e di Barletta. Dai Normanni al Vice-Regno”

Venerdì 16 marzo 2018, a Barletta, nella Auditorium della Chiesa S. Antonio, alle ore 9.30, si terrà il convegno di presentazione del volume di Nicola Palmitessa, “Amalfitani e città marinare di Puglia e di Barletta. Dai Normanni al Vice-Regno. Le Città del Regno secondo i Codici Diplomatici”.

Per l’occasione saranno presentate 50 tavole grafiche sulle città del Regno.

Intorno a questo interessante lavoro storico di Nicola Palmitessa, si incontreranno esperti, studiosi e storici della economia del mare provenienti dalle città del sud Italia: da Salerno a Brindisi, da Bari a Trani e quindi da Barletta.

Si cercherà di tessere unità di lettura, nate dalla stessa proposta di questo inedito lavoro caratterizzato per una inedita lettura, comune alle diverse città meridionali dai Normanni al sec. XVI.

Significativi aspetti giuridici, istituzionali, economici e vicende storiche, faranno da sfondo a questa indagine storica, cose utili al presente storico.

Anche per i non specialisti dell’economia del mare, e per le stesse odierne politiche, per altro in grave ritardo rispetto alla odierna Silk road, la via della seta cinese, un tempo italico-europea.

Relatori:

  • Avv. Riccardo Figliolia – Segretario Propeller Club Port of Bari;
  • Dott. Michele Claudio Masciopinto – Responsabile CRESTA Puglia;
  • Dott.ssa Irene Masciopinto – Avvisatore Marittimo del Levante;
  • Avv. Nicoletta De Mango – del Foro di Trani;
  • Avv. Alfonso Mignone – del Foro di Vallo della Lucania Chiusura lavori:
  • Dott. Nicola Palmitessa – Centro studi: La Cittadella Innova Club Port of Bari –

fonte http://www.batmagazine.it/news/2018/03/15/barletta-libro-amalfitani-e-citta-marinare-di-puglia-e-di-barletta-dai-normanni-al-vice-regno/


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“Amalfitani e città marinare di Puglia e Barletta. Dai Normanni al Viceregno, sec. XVI”, di Nicola Palmitessa

Sarà presentato venerdì 16 marzo ore 9.30 a Barletta, presso l’Auditorium della Chiesa di S. Antonio il volume di Nicola Palmitessa dal titolo: “Amalfitani e città marinare di Puglia e Barletta. Dai Normanni al Viceregno, sec. XVI” L’evento è organizzato dal Centro Culturale La Cittadella Innova di Barletta.
Dalla revisione storica di lungo periodo del regno di Napoli, l’identità marinara di Barletta nel contesto a identità “minori” di altre città di Puglia (Trani, Brindisi e Taranto), sono emersi alcuni interrogativi. Quali gli adeguati attrezzi di lavoro e di scavo lungo cinque secoli – dai normanni al Vice-regno spagnolo? Quale sarebbe il tassello di congiunzione con la ‘madre’ delle città marinare, ossia Amalfi?
Alla luce delle quattro ex-repubbliche marinare (Amalfi, Venezia, Genova e Pisa) e cinque città marinare italiche (Ragusa, Gaeta, Ancona, Noli e barletta), quali le possibili fonti storiche, storiografiche e codici diplomatici, capaci di rischiarare il ruolo delle istituzioni e delle autorità preposte al governo dell’economia del tempo? La rilettura storiografica dell’Ottocento pugliese con quella degli ‘amalfitani’, ha rischiarato infatti una rete di profonde relazioni da tempo lasciate in ombra.

Le strette relazioni tra i centri urbani amalfitani e quelli pugliesi, in primis Barletta, risalgono sin dai tempi normanni, e si intensificheranno lungo i secoli. Anche durante le anarchie sociali nel ‘300, a reggere le sorti del regno, accanto alle istituzioni dei Secreti e regio Portulano di Puglia con sede in Barletta, saranno gli instancabili judices della costa amalfitana, preposti anche nelle complicate controversie giuridiche.
D’altronde, a ripartire da una sistematica lettura di senso unitario dei Codici Diplomatici – da quello Barlettano a quello Barese – si giungerebbe a puntualizzare la trama di relazioni (intercettando numerose citazioni e frequenze): a) tra Barletta e le città costiere amalfitane; b) tra Barletta e le stesse città pugliesi (dal Gargano, a Siponto, Barletta, Trani, Bisceglie, Molfetta e Bari); c) e tra Barletta con quelle del regno insieme a quelle italiche ex-repubbliche. Si configurerebbe in questi termini, un altro primato che confermerebbe Barletta, come città marinara proiettata negli scenari di economia mondiale di quell’epoca, dall’ XI al XVI secolo.
Barletta è attualmente porto del Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale ma in passato è stata sede
del Regio Portulanato di Puglia.
Tra Amalfitani e Puglie ci sono stati intensi e proficui rapporti commerciali e giuridici.
Nella Tabula de Amalpha e negli Ordinamenta Maris Civitatis Trani è contenuto il diritto marittimo consolare vigente al tempo rispettivamente nel Tirreno e nell’Adriatico.
Nella prima sessione si parlerà di aspetti tecnico-nautici e cultura marittima e nella seconda sessione di
diritto marittimo e portuale tra passato, presente e futuro con la necessità di professionalizzare amministrazione
dei porti e giustizia marittima.

Interverranno:

Avv. Riccardo Figliolia – Segretario Propeller Club Port of Bari

Dott. Michele Claudio Masciopinto – Responsabile CRESTA Puglia

Dott.ssa Irene Masciopinto – Avvisatore Marittimo del Levante

Avv. Nicoletta De Mango del Foro di Trani

Avv. Alfonso Mignone del Foro di Vallo della Lucania.

Sarà presente l’Autore Nicola Palmitessa

L’ evento é accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Trani in collaborazione con AGIFOR, Propeller Club Port of Bari, Centro Studi la Cittadella Innova e CRESTA Puglia, Avvisatore Marittimo del Levante.


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Comunicato stampa “Presentazione volume “Amalfitani e Città Marinare di Puglia e Barletta” di Nicola Palmitessa”

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“Presentazione volume “Amalfitani e Città Marinare di Puglia e Barletta” di Nicola Palmitessa”

Il Nautilus (Brindisi)

 

Vi invio la cronaca di Claudio Masciopinto, uno dei relatori del convegno del 16 marzo auditorium S. Antonio in Barletta, per la presentazione del mio Volume “Amalfitani e città marinare di Puglia e Barletta. Dai Normanni al Viceregno, sec. XVI”.

Barletta –  È stato presentato la mattina di venerdì 16 marzo c.a. a Barletta, presso l’Auditorium della Chiesa di S. Antonio il volume di Nicola Palmitessa: Amalfitani e città marinare di Puglia e Barletta. Dai Normanni al Viceregno, sec. XVI.

L’evento ha offerto una straordinaria opportunità di confronto e discussione sull’identità marinara di Barletta, coinvolgendo a tale proposito professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, quali la storia, l’antropologia, il diritto e la logistica dei trasporti.

Organizzato dal Centro Studi “La Cittadella Innova di Barletta”, e promosso da The International Propeller Club Port of Bari, dall’Avvisatore Marittimo del Levante, dal Centro Ricerche Etnografiche, Storiche, Antropologiche (C.R.E.ST.A.) di Bari, dall’Ordine degli Avvocati di Trani e dall’AGIFOR, il convengo si è aperto con i saluti del Dott. Palmitessa, che ha ringraziato i relatori intervenuti sottolineando la necessità di offrire nuove prospettive e risorse alle sfide che l’attuale economia del mare chiede, e del Comandante della Capitaneria di Porto Sergio Castellano.

I lavori sono stati coordinati dalla Dott.ssa Irene Manuela Masciopinto, amministratrice dell’Avvisatore Marittimo del Levante, che si è fatta portavoce dei saluti del direttivo del The International Propeller Club Port of Bari e di tutta la comunità portuale barese.

La parola è stata poi data al Dott. Michele Claudio Masciopinto, antropologo marittimo e responsabile del Centro Ricerche C.R.E.ST.A., che ha illustrato le tematiche antropologiche che ruotano attorno all’elemento mare, sottolineando il suo carattere di unione e connessione tra culture, osservando l’importanza di una adeguata valorizzazione e tutela del patrimonio culturale marittimo, invitando infine a riflettere sullo spazio fisico del Mediterraneo non in quanto confine ma come vero e proprio “vivaio della creatività culturale”.

Le riflessioni sono poi passate alla storia del diritto della navigazione, con un intervento da parte dell’Avv. Nicoletta De Mango che ha illustrato la vicenda storica degli Statuti Marittimi di Trani che regolamentavano il diritto della navigazione in Puglia e nell’Adriatico, e una relazione dell’Avv. Alfonso Mignone che ha invece analizzato le influenze degli Amalfitani nelle Consuetudini Marittime di Puglia, rimarcando in particolare il contributo che essi diedero nella formazione di una legislazione marittima uniforme in tutti gli Stati rivieraschi, compresi quelli arabi.

Infine l’intervento dell’autore, Nicola Palmitessa, che evidenzia l’importanza sulla necessità di svolgere lavori di ricerca storica per mettere in evidenza sguardi e prospettive differenti sul patrimonio e sull’identità del territorio: la fitta trama di relazioni tra Barletta e le città della costiera amalfitana, le città pugliesi e le città del regno insieme a quelle italiche ex-repubbliche avvalora il ruolo di Barletta come “città marinara” proiettata negli scenari economici di quell’epoca, dall’XI al XVI secolo.

Da segnalare gli interventi esterni da parte della Presidente della Società di Storia e Patria per la Puglia- Sezione Barletta, Prof.ssa Antonietta Magliocca, che ha presentato un contributo sul ruolo del porto commerciale di Barletta in epoca moderna, e della Dott.ssa Carla Colucci del Centro Studi “La Cittadella Innova”, che ha letto una breve relazione della Prof.ssa Maria Russo del Centro di Cultura e Storia Amalfitana.

La partecipazione alla giornata ha permesso il conseguimento di 4 crediti formativi per gli avvocati. Michele Claudio D. Masciopinto.

Fin qui la cronaca condivisa dal sottoscritto. E dovrei solo aggiungere che dopo il convegno, ha fatto seguito un interessante tavolo di lavoro sulle possibili nuove strategie di raccordo tra le città italiche e l’area mediterranea.

Dott. Nicola Palmitessa

Centro studi: La Cittadella Innova


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Comunicato Stampa Barletta e l’oscuro silenzio delle città sulle Zes

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Barletta e l’oscuro silenzio delle città sulle Zes

 

Mentre il governo nazionale spedito nel provvedere ad emanare Decreti di riconoscimento per altre regioni e la Cina conferma il suo interesse per la via della Seta in Italia – a che punto stanno le Zes di Puglia e di Basilicata? Mentre la classe dirigente pugliese e barlettana si chiudono nel solito assordante silenzio, cosa sarebbero le Zes?

Le Zone Economiche Speciali (Zes), sono state create dal governo centrale per attirare maggiori investimenti stranieri in diversi Paesi nel mondo. E in Italia il Decreto Sud ha stanziato 200 milioni di euro alle Zes: 40 alle politiche attive del lavoro e 150 al sostegno amministrativo agli enti locali. Una Zes è una regione geografica dotata di legislazione economica differente da quella in atto nella nazione di appartenenza.

Ma cosa sta succedendo in Puglia e in Basilicata? Sappiamo che alla Puglia spettano 4.408 ettari, ma ancora non sappiamo quanti ne saranno distribuiti alle due Zes: quella dell’Autorità di sistema Adriatica, che include i porti di Barletta, Bari, Brindisi, Manfredonia e Monopoli; e quella Ionica che nascerà dal porto di Taranto fino a Matera. Né tantomeno sappiamo quali sarebbero gli effettivi sgravi fiscali; né quali gli accordi della Zes di Taranto con Matera della Regione Basilicata. Intanto sappiamo pure che mancano pochi giorni per la presentazione del piano di sviluppo di tali regioni.

L’ira di Mazzarano non è l’unica per i ritardi sulla Valbasento-Taranto, né quella di altre forze politiche come Domenico Damascelli ed Ernesto Abaterusso che sollecita anche una Zes per il Salento; in realtà tali incontenibili livori della classe dirigete pugliese risalgono già da scorso dicembre, con le note dimissioni dal Comitato di indirizzo della Regione Puglia da parte del Presidente dell’Autorità di Sistema Adriatica, Ugo Patroni Griffi. Dimissioni – si dice – perché il governo centrale, a sorpresa, riconosceva per il Nord, le Zone Logistiche Speciali (Zls) favorendo così le potenti aree portuali di Trieste e quindi di Genova e Venezia.

Nessuno mette in dubbio le nostre solite e giustificate lagnanze meridionali. Ciò che invece andrebbe messo in perenne discussione è il culto mitologico fatto di perenni ritardi. In altri termini, che sorte di ciacioppo progettuale delle Zef si formerebbe in soli dieci giorni? Quale alibi si celerebbe dal solito ritardatario dell’arrivo dei nostri? Forse sarà motivo di raffazzonare aree perimetrali della Zes, magari lasciando alla sorniona Barletta qualche inutile e spuria zolla di terra nel desolante mare depurato da ogni voce e autonomia di pensiero? Quale perimetrazione Zes spetterebbe non solo per l’area portuale di Barletta, ma anche per Brindisi, Manfredonia e Monopoli? Sono state individuate le tipologie di prodotti e rispettive aziende da privilegiare in ciascuna area portuale di queste città portuali? Oppure ci si è fermati alla solita vocazione e forse banale vocazione territoriale dei tempi passati? E quali sarebbero le nuove imprese orientate a tipologie di prodotti, suscettibili di vere potenziali di sviluppo produttivo? Nulla è dato sapere perché tutti tacciono.

Tornando alla mitica pochezza culturale che genera devastanti ritardi alle istituzioni e danni allo sviluppo economico nazionale e locale, il primato forse spetterebbe a Barletta, caratterizzata per il solito e indicibile silenzio dei nostri politici e asfittica classe imprenditoriale. Eppure persevera nel non utilizzare il suo stesso valore aggiunto, offerto a piene mani dalla storica identità di città marinara: l’unica nel Sud – insieme a Venezia e Genova – sopravvissuta fino al sec. XIX. Del resto, sono state queste le tre città solidamente presenti nei manuali di mercatura via Via della seta, che dalla Cina giungeva nel Mare Adriatico. E da qui già nel sec. XIV le nostre preziose “mercatantie” prendevano la stessa via della seta che ripartiva principalmente da Venezia e da “Barletta di Puglia” per inoltrarsi lungo dal Mediterraneo al Mar Nero e, a settentrione, approdava al Mer Azov, per spingersi via terra nel lontano Cathai cinese.

Se i libri della città marinara di Barletta, sono tuttora ignorati dalle istituzioni politiche della Citta di Barletta, invece quelli della comunità scientifica di Amalfi e di altre città portuali meridionali, almeno ne curano pregevoli prefazioni introduttive alla lettura. I ritardi delle istituzioni politiche e delle autorità preposte alla governance della città, sono quindi frutto di quelli propriamente culturali. Ma spesso camuffate solo dalle campagne elettorali di turno?

Se al signor sindaco di Barletta chiedo per l’ennesima volta che fine ha fatto il nostro progetto strategico sulla Blue Economy, fermo nei forzieri del Palazzo da ben due anni; ai sindaci delle città costiere della Bat (Margherita di Savoia, Trani e Bisceglie), nonchè al Presidente della Provincia e del Patto Territoriale, domando: è proprio difficile approntare un dovuto tavolo di lavoro per l’integrazione tra le città e il mare? Se a beneficiare delle Zes, saranno anche le città dell’entroterra della Provincia, perché trincerarsi nel fatuo silenzio del proprio orticello?

Dott. Nicola Palmitessa

Centro studi: La cittadella Innova

Barletta 6 febbraio 2018


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Comunicato stampa Sul Porto di Barletta staziona l’invisibile califfo?

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Sul Porto di Barletta staziona l’invisibile califfo?

 

“Desidero esprimere l’attenzione e l’interesse dell’Amministrazione comunale di Barletta per le attività volte al riconoscimento, storicamente acquisito e – ritengo – mai messo in discussione, della tradizione marinara di Barletta e del suo ruolo nel contesto dell’Adriatico e del Mediterraneo”.

Caro Signor Sindaco Pasquale Cascella, perché a queste sue solenni dichiarazioni (10 febbraio 2017, prot. 10045) ha permesso che le autorità preposte del porto di Barletta venisse sottratto la libertà di sempre, cioè di accedere a migliaia di barlettani al braccio di Levante?

Mentre il Ministero del Cultura promuove in Italia e in particolare in Puglia promuove per un turismo intelligente gli antichi borghi Marinari (Rodi Garganico, Peschici, Vieste, Manfredonia, Trani, Bisceglie, Molfetta, S. Spirito, Torre a Mare, Mola di Bari, Monopoli, Polignano etc.), Barletta non ha fatto sentire la sua autorevole voce e la sua stessa identità marinara, coi Borghi medievali di Santa Maria e di San Giacomo? E perché dopo il tanto declamato disastro ambientale e sociale il barlettano non può fruire della splendida visione di libertà dei resti del Trabucco e del faro Ottocentesco di Gioacchino Murat? All’attuale disastro, potremmo dire, anche dei confusi ruoli istituzionali, perché il porto di proprietà del comune di Barletta (frutto anche nel 1880 di sacrifici e fatiche anche di numerose Città della valle dell’Ofanto fino a quella di Melfi) di fatto non è più sotto il controllo del suo legittimo proprietario e della libera cittadinanza? Forse perché il cittadino sarebbe considerato un fastidio di troppo? Ma allora tutti – e obbligatoriamente – dovrebbero bagnarsi sulla melmosa e inquinata costa sabbiosa con mille forme di malattie allergie varie?

Nell’azzurro mare di agosto – mentre contempli le dolci, refrigeranti fresche acque del braccio di levante – sentirti dire di soppiatto da autorità preposte: “lei non può stare qui perché c’è un cartello che lo vieta”, sarebbe tanto diverso dal fatto che la Città Barletta non avrebbe più un suo Sindaco? O meglio, anzi peggio, se la giurisdizione anche del braccio di Levante – ove per altro non si riscontrano segrete e sicure attività portuali – appartiene ad altre Città che si rendono come straniere (Bari), come potrebbe sopravvivere una città senza un autorevole sindaco? Non apparirebbe di fatto come cacciato nella persona fisica e nel ruolo che la cittadinanza gli avrebbe democraticamente attribuito? Ma da chi?

Insomma, sarebbe questo il frutto delle sue recenti pubbliche promesse di “implementare” l’identità della città marinara? O ci aspetteremo di peggio, magari con poliziesche mitraglie contro i cittadini che guarderebbero di lontano l’ex porto dell’ex citta marinara di Barletta? Sarebbe stato lei signor Sindaco, oppure qualcun altro a rendere Barletta l’unica città d’Italia e forse al mondo, con un porto marittimo e storicamente marinaro, divenuto ora proprietà assoluta dei califfi di turno, mentre nella stessa Dubai si costruiscono isole per porti artificiali?

Dopo le massime autorità culturali – come quelle della ex repubblica marinara di Amalfi – che a proprie spese ho fatto venire in Barletta nel recente convegno, come potrò in futuro poter accogliere quelli delle altre città ed ex repubbliche marinare, se a Barletta è vietato l’accesso agli stessi barlettani anche al molo di Levante?

Saraceni, califfi baresi e turchi arrabbiati – come anche normanni, svevi, angioini, aragonesi, duchi, conti, e malandrini e navigli pirateschi – non hanno fatto di peggio di quanto si consuma nei nostri giorni, nella sua completa indifferenza. Anzi storicamente, costoro si sono inchinati alla volontà della gloriosa cittadinanza di Barletta, già capitale marinara del regno dell’intero regno di Napoli (dal sec. XII al XIX). Insomma chi sarebbe l’invisibile califfo di turno? Intanto venga a passare le sue ferie sul braccio di Levante insieme a migliaia di suoi cittadini. Dia un suo coraggioso e buon esempio. Grazie.

 

Dott. Nicla Palmitessa

Centro studi: La Cittadella innova


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Comunicato stampa Uno nuovo Porto ad Ariscianne e le grandi incompiute infrastrutture

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Uno nuovo Porto ad Ariscianne e le grandi incompiute infrastrutture

 

Ogni semplice manuale di economia dei trasporti (urbani o industriale), oppure ogni minima proposta di realizzare una certa infrastruttura (stradale, portuale, etc.) su un preciso territorio, ci invita preventivamente a valutare l’analisi dei costi-benefici insieme alla produttività degli obbiettivi proposti.  Diciamo subito che Barletta pur essendo stata la gemma nascosta del made in Italy dello sviluppo manifatturiero (fino a sfidare la rampante economia globale), non è mai stata inserita nelle aree Asi (are di sviluppo industriale) a ragione della sua struttura endogena basata su piccole a media imprese. Il risultato disastroso è stato che ogni possibile soluzione ai nodi di uno sviluppo spontaneo del territorio, è come ricaduta del tutto sulle intelligenze dei locali programmatori del Comune. Mentre La sorniona Molfetta, per fare un solo esempio, con la sua Asi ha potuto programmare e attuare felicemente un notevole e moderno sviluppo industriale, benché calato dall’alto (sviluppo esogeno). Le politiche liberiste delle eterne giunte di sinistra, fondate sul non intervento del “lascia fare e il lascia passare” (laissez faire) dei politici nostrani, ha poi generato una moltiplicazione di problemi mai risolti. E risolvibili solo da una nuova idea di sviluppo di eccellenza, seppure mai sognato da chicchesia.

Recentemente sulla questione del traffico pesante (Gazzetta 25 luglio 2017) la Confindustria zona Bat ha replicato al forum Salute e Ambiente rimarcando serietà e complessità del problema, facendo ora una chiara sintesi dei Progetti Strategici per lo sviluppo Urbano sostenibile già concordati con il Comune di Barletta già dallo scorso anno (30 agosto 2016). Qui proverò a tracciare ora una sintesi ed aggiungere alcune proposte. Detto in breve, tutta la viabilità della città – rimasta immutata dagli anni Sessanta – è costellata da una molteplicità di nodi inestricabili (quella di Via Andra, quello di Via Trani, quello della 16bis etc.). Nodi che confluiscono e si sovrappongono con l’area portuale. Un esempio. Via Andria è un complesso asse viario di collegamento: con la statale 16bis, l’autostrada A14, il porto e la stessa vasta zona industriale. La contraddizione è quella di essere sia zona industriale che residenziale. Al grande flusso di mezzi pesanti verso il porto, si accompagna anche il traffico urbano. E d’estate l’enorme flusso di bagnati che assediano le litoranee. Quella di Ponente e quella di Levante replicano identiche contraddizioni. Dunque il nodo dei nodi è l’area portuale.

Se il vero nodo è salvaguardare l’identità industriale della città, l’interrogativo doveroso è: quali sarebbero le nuove e possibili strategie di sviluppo industriale e urbano dell’antica città marinara? Le sue arterie urbane e industriali sono intasate da un imprevisto traffico sempre più intenso? Oppure sono le stesse vecchie arterie preindustriali da ripensare alla luce di un radicale mutamento strategico? Ho più volte scritto, detto e ribadito (anche durante le proposte per l’elaborazione Pug) che l’area portuale e litoranee di Ponente e Levante, sono immutate non dagli anni ’60, ma dall’Ottocento. Perciò, facendo solo attenzione alla semplice economia dei trasporti di traffico pesante, che confluisce verso il cuore della città – ossia verso l’area portuale –  perché non costruire un nuovo porto commerciale lasciando quello nel cuore della città marinara come porto turistico? Esiste nel nostro territorio un’arteria capace di connettersi con la riviera di Ponente?

Lungo la Strada Statale 16, verso Trani distante solo a qualche km dalla città, da alcuni decenni esiste un ponte (detto della vergogna, o della grande opera incompiuta con ingente sperpero di danaro pubblico), da sempre quasi in abbandono, che collega la 16 bis passando per la Statale per immettersi sulla riviera di Ponente nata per collegare le litoranee da Barletta a Trani. Per inciso, un’altra ora da sempre incompiuta dai tempi del traino e cavallo, è quella della Strada Provinciale 141 che collega Margherita di Savoia a Manfredonia, con il tragico effetto di separare la Provincia di Foggia o meglio la Provincia Bat dal Gargano.

In questo contesto, realizzare un porto commerciale sulla costa di Ariscianne-Boccadoro, significherà enorme risparmio di tempi di percorrenza per il traffico pesante, nonché ingenti risparmi di costi e di sgravi dannosi effetti da inquinamento nel cuore della città. In tal modo l’attuale porto potrebbe essere usato per la diportistica, lo sport acquatico, promuovere le feste popolari religiose in onore di San Cataldo primo protettore della Città (senza trascurare San Francesco da Paola). Insomma far risorgere la città marinara a beneficio delle stesse potenziali attività produttive e identità culturali, non solo ludiche.

Inoltre, visto che a gestire i risicati traffici portuali sarebbero rimasti solo la Cementeria di Barletta ed i Casillo di Corato, che per altro spesso prediligono portare su gomma verso il Porto di Bari le loro merci, una seconda ipotesi – alternativa al nuovo porto di Ariscianne – sarebbe comunque quella di chiudere del tutto gli stessi traffici commerciali nel porto di Barletta per riutilizzarlo e ammodernandolo in attività di diportistica, etc. a beneficio di tutti: della stessa eliminazione del traffico pesante in ambiente urbano, riduzione degli indici di forte inquinamento.

La terza ipotesi, da sempre trascurata, sarebbe quella di pensare a possibili connessioni del traffico urbano e ciclo-pedonale tra la congestionata città marinara (antichi borghi di santa Maria e san Giacomo) con la litoranea e la stessa area portuale. Numerose città italiane (dai tre Porti di Manfredonia alla litoranea di Pescara etc.) ne hanno dato ottimi esempi risolutori anche su piano estetico-funzionale. Ma Caro sindaco Pasquale Cascella – Barletta antica città marinara dopo Amalfi – ancora langue sotto la cappa di un cielo da cui pioveranno milioni di Euro (23 per il prolungamento del molo di Ponente, 15 per la riqualificazione delle coste; 2,7 per i fondali d’ingresso del porto). Milioni di euro utili solo per le solite fasulle promesse per allocchi elettorali – e sicuramente a scarsa redditività per il vero bene comune della città e dei suoi cittadini, colpevoli anche di produrre materiali “organici inquinanti”?

 

Dott. Nicola Palmitessa

Centro studi: La Cittadella Innova


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Comunicato Stampa La Città Marinara per il regno, le ex repubbliche e il preludio alla Disfida

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La Città Marinara per il regno,

le ex repubbliche e il preludio alla Disfida

 

Dedichiamo la sintesi del volume presentato il 16 maggio innanzitutto al compianto Arcivescovo Giovan Battista Picchierri, con il Sindaco Pasquale Cascella, il Comandante Pier Paolo Pallotta e il signor Emanuele Lombardi. Si ringrazia costoro anche in vista della imminente inaugurazione della nuova sede della Capitaneria del Porto e quanti, politici e non, da tempo si sono prodigati per la suddetta realizzazione.

Strano ma vero. Dall’età Normanna in poi, continua il lungo viaggio nella storia marinara del regno e della Civitas regia di Barletta, per approdare a tutto il Quattrocento. Finalmente dopo quella di Amalfi, sempre nel regno del sud italico – grazie a lavori di scavo sotto una coltre di materiali storici e di archivio, di storiografie avviate tra ‘800 e ‘900 e mai compiute -, ecco il V volume di rilettura storica (secc. XI-XVI) sul regno di Napoli e la sua prediletta città marinara di Barletta. Ancora tra angioini e aragonesi, nel firmamento delle città marinare è apparsa una nuova stella di luce propria. Un regno come generato da una città marinara e questa come legittimata solo da quello. L’enorme eredità politica e istituzionale lasciata da Alfonso d’Aragona (17 giugno 1458) per suo figlio naturale Ferdinando l, è addossata su Enea Silvio Piccolomini, neo eletto Pontefice Pio II.

Gli angioini sono sempre sul piede di guerra. I Baroni fanno loro eco. Tuonano altri grandi echi sulle sponde dell’Europa Mediterranea. I grandi mutamenti epocali stanno generando ancora effetti più devastanti. La caduta di Costantinopoli (1453) è solo uno degli effetti più appariscenti della perdita di tenuta istituzionale e diplomatica delle repubbliche marinare. Dopo 70 anni di cattività avignonese la Chiesa si rivela ancora in forte affanno tra i Principi d’Europa. La cristianità dei monaci benedettini ha fatto il suo tempo. Presto uscirà fuori dai monasteri per incamminarsi sulle vie delle città. Il rinomato prestigio delle città marinare ora sarà sostituito da quello dell’affidabile ruolo istituzionale e marinaro della civitas regia marinara di Barletta che muove in soccorso allo stesso regno, di fatto come usurpato da una subdola e strisciante indifferenza generale. Ma una nuova alba non si farà troppo attendere, per un regno messo a dura prova e quindi per i principi europei.

Voluta da Pio II, la Bolla d’Investitura (novembre 1458) per il vilipeso Ferdinando I d’Aragona (qui tradotta dalla Dott.ssa Carla Colucci da numerose fonti di archivi storici rintracciati dal sottoscritto) si disvelerà come provvidenziale carta costituzionale per il futuro regno. Non solo di Napoli, forse anche per gli stessi Principi. La bellezza del testo, sia letteraria che spirituale, tra nuove avvertenze istituzionali e centralità della persona umana, cela una intensità di calore e notevole afflato umanistico. Mentre la Corona appare attenta nel rilanciare il ruolo marinaro di Barletta, dove avverrà anche la celebrazione dell’investitura e della stessa incoronazione del nuovo re (14 gennaio – 4 febbraio 1459).

Già nel ‘300 la Città è stata luogo di sicuro rifugio – è questo un altro aspetto poco conosciuto – per la vita dei Pontefici (Urbano VI nel 1385, epoca del grande scisma). Poco prima la Città era stata sfidata nella propria dignità civile (1348-1350) dalla travolgente occupazione del grande esercito degli Ungheri. Il quale sarà poi cacciato fuori dal regno grazie alla energica reazione delle forze civili e militari da parte dell’intera città. Dentro le proprie mura la Città sperimenterà una risoluta e autonoma dignità propriamente “marinara”. Al contempo, dovrà uscire anche fuori dalle stesse mura con i suoi trecento cavalieri per acquietare con la forza e la diplomazia le città ormai cadute nella più profonda anarchia, causata dall’occupazione di tale esercito con il suo quartier generale per circa due anni.

Dunque, Barletta anche nel XV secolo – tra eventi storico-popolari e funzioni istituzionali propri dell’autonomia di una grande città – si confermerà come la capitale marinara dell’intero regno di Napoli, e città di mille franchigie regie che saprà gestire in mondo autonomo e produttivo. Anche se alcune città pugliesi cadranno sotto la sovranità di Venezia, la stessa cosa la serissima non giungerà mai a scalfire un minimo di autonomia alla città di Barletta. Finita l’era aurea degli aragonesi, anche il ruolo marinaro dovrà affievolirsi con l’arrivo dei nuovi sovrani: gli Spagnoli, le antiche contese con i Francesi ora, nel 1503, saranno suggellate con la famosa Disfida. Intanto, in Puglia quali funzioni ebbero ad assolvere altre città per così dire marinare? Fin qui la sintesi del primo Volume, già presentato il 16 maggio 2017 dal titolo “Barletta: la città marinara per il regno. Volume primo. Il Pontefice, il re e le città di Puglia. Tra Angioini e Aragonesi. La Bolla di Investitura di Pio II e quella Aurea di Ferdinando I d’Aragona”. (Ediz. Centro studi La Cittadella Innova. Tipi Magma Grafic. Bari, pp. 357).

Tale interrogativo di fondo troverà positive sue pertinenti e propositive risposte nel secondo Volume (“Un regno per le città marinare di Puglia”) che sarà presentato il 27 ottobre 2017, ove saranno messe nel proprio rilievo storico, città marinare pugliesi come Trani, Brindisi e Taranto. Mentre nel resto del regno Amalfi è ormai relegata al semplice ruolo di alta diplomazia. Intanto, le lontane origini urbanistiche e formazione e ruolo delle istituzioni marinare di Barletta (secc. XI-XII), si inscriveranno anche come crocevia delle antiche arterie stradali della Puglia Settentrionale che si incontreranno nell’area portuale della città marinara (oggi piazza Marina). Dal Mediterraneo al Mar Nero (fino a spingersi sulla Via della Seta), confrontando le reciproche relazioni tra la Città di Barletta e quindi dei grandi mercati, prodotti, pesi e misure che si riscontrano nei manuali delle Pratiche della Mercatura – come quello dei Bardi del sec. XIV – l’intensità degli scambi e numero delle piazze, gareggiano con quelle delle due più grandi repubbliche marinare: Genova e Venezia. Se quindi da Nord a Sud, di autonomia dei comuni si vuole parlare, il distinguo andrebbe rintracciato a partire proprio dalle complesse funzioni di autonomie marinare, le quali faranno grandi le antiche città italiche: prodromi di una imperitura e autentica civiltà di cui ad oggi ne restano orgogliosi.

 

Dott. Nicola Palmitessa e Dott.ssa Carla Colucci

Centro studi: La Cittadella Innova


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